Arte

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120 € 18000 € Applica

dimensioni opera


7 cm 226 cm

9 cm 210 cm

0 cm 61 cm

33 cm 52 cm
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Nel nostro catalogo puoi trovare Oggetti e Opere d'Arte dal XVI° secolo fino ai giorni nostri.

Arte antica, icone, arte contemporanea, pittura antica, arte dell'800 e del '900.


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Maurizio Bottarelli
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Maurizio Bottarelli

Senza titolo1973

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Maurizio Bottarelli

Senza titolo1973

Acrilico su tela. Firma, data 1973, tecnica e luogo d'esecuzione (Bologna) al retro. Presente inoltre parziale etichetta di Associazione culturale d'arte di Milano. Nato a Fidenza (Parma) e formatosi artisticamente all'Accademia di Belle Arti di Bologna, Maurizio Bottarelli ha molto viaggiato all'estero (Londra, Stati Uniti, Austria, Australia,..) , cercando ispirazione alle sue opere nei luoghi da lui visitati. Il suo linguaggio si contraddistingue per l'incessante dialogo, che attraversa tutta la sua produzione, tra i due elementi protagonisti delle tele, la materia e il colore, giocato sulla sperimentazione, la ricerca, la stratificazione della materia – pigmenti, carta, colla, vernice, solvente – rese possibili da un'eccezionale abilità tecnica. I suoi paesaggi, ispirati inizialmente dai suoi viaggi, si proiettano poco a poco verso una sempre maggior astrazione, arrivando a prescindere da qualsiasi riferimento a luoghi reali. Così come i suoi ritratti di figure umane (le "teste"), sono piuttosto rappresentazioni che si potrebbero definire universali dell'uomo e della condizione umana, di cui indagano nei volti segnati, sofferenti, contratti in una smorfia forse di paura o dolore, una vera e propria “topografia della sofferenza” . Tutta la sua produzione viene presentata in più di cento mostre personali in Italia ed all'estero; partecipa a tutte le più importanti rassegne collettive e tematiche che documentano l'arte contemporanea in Italia dagli anni sessanta ad oggi.

Noleggia

275,00€

Noleggia
Paolo Paradiso
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Paolo Paradiso

The big after the snow 2004

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Paolo Paradiso

The big after the snow 2004

Olio su tela. Firma, data e titolo al retro. Paolo Paradiso, milanese, è l'artista, realista, che dipinge l'America degli Anni '50 e '60. Nasce a Milano nel 1957. Intraprende studi di grafica pubblicitaria e, oltre alla pittura di cui è appassionato da sempre, inizia ad occuparsi anche di fotografia. Nel 1978 apre un suo studio fotografico e, pur continuando la produzione pittorica, collabora come fotografo a riviste di moda e studi pubblicitari. Nel 1983 si trasferisce negli USA a Chicago dove, influenzato dalla pop-art americana, concentra la sua attività principalmente sulla pittura. Dal lungo soggiorno di oltre vent'anni nasce la fascinazione per l'America e per le atmosfere degli anni Cinquanta e Sessanta. Tra isoggetti preferiti è la città di New York, a cui il pittore milanese dedica gran parte dei suoi quadri, con visioni e scorci urbani che ci riportano ad un passato recente. Paradiso ne riprende le ambientazioni: con le strade e gli edifici, i marciapiedi affollati ordinatamente, le insegne, le vetrine dei negozi e i lampioni, ma soprattutto con le auto e i mezzi “d'epoca” che sfilano nel traffico, e con i passanti, vestiti secondo la moda di quel periodo. Nel 2004, vincendo il Premio di Pittura Carlo Dalla Zorza, dedicato agli artisti italiani delle nuove generazioni, viene scoperto dalla Galleria Ponte Rosso che, da allora, lo rappresenta in esclusiva e ogni anno lo propone con titoli diversi. L'ultima sua mostra presso la Galleria Ponte Rosso risale a ottobre-novembre 2020, mostra che ha proposto le opere realizzate da Paolo Paradiso durante l' epidemia: le sue tele vogliono comunque comunicare ottimismo e il piacere di immergersi nei frenetici paesaggi metropolitani. Paradiso ha detto di sè: "Dipingo quello che mi diverte. Non do messaggi. Non giudico niente e nessuno. Sono un artista 'impegnato', si, ma nella pittura e conquistato dalla bellezza".

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Il trionfo di Venere
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Il trionfo di Venere

da cartone di Carlo Cignani

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Il trionfo di Venere

da cartone di Carlo Cignani

Olio su tela. Il dipinto è copia fedele dell' omonima opera realizzata da Carlo Cignani (1628-1719) per la Sala dell'Amore di Palazzo del Giardino di Parma, su commissione del duca Ranuccio II Farnese. Secondo diverse fonti in realtà il Cignani disegnò soli i cartoni dell'opera, ma la trasposizione su tela pare esser stata effettuata tra il 1678 e il 1680 da Marcantonio Franceschini (1648 - 1729) e Luigi Quaini (1643-1717), suoi allievi e successivamente collaboratori. I due artisti bolognesi, legati da un sodalizio artistico nel quale il primo dipingeva le figure e il secondo i paesaggi, collaborarono comunque con il Cignani a diverse sue opere, e insieme agli altri allievi furono spesso impegnati a riportare ad affresco i cartoni del maestro. I cartoni dell'opera divennero successivamente proprietà del console inglese a Venezia, Joseph Smith, bibliofilo e mecenate, che commissionò a Pietro Ercole Gherardi (1687 -1752) docente universitario, vicebibliotecario alla corte estense e collaboratore di Ludovico Antonio Muratori, una “Descrizione de' cartoni disegnati da Carlo Cignani e de' quadri dipinti da Sebastiano Ricci: posseduti dal signor Giuseppe Smith, console della Gran Bretagna, appresso la sereniss. Repubblica di Venezia, con un compendio delle vite dei due celebri professori”, edito presso Giambattista Pasquali nel 1749. In tale opera il Gherardi (o forse lo stesso Console Smith) descrive minuziosamente tale disegno preparatorio, “ un gran cartone bislargo, sul quale il prelodato Cignani figurò a chiaroscuro il Trionfo di Venere”. Il console Smith decise anche di fare intagliare e realizzare a bulino i disegni sia del Cignani che del Ricci, commissionando il lavoro al celebre incisore parigino Jean Michel Liotard, per poter “renderle (le opere) visibili anche a quelli che non potessero vedere gli originali”. La descrizione dell'opera è dettagliata in ogni sua figura e particolare. Nella grande scena campeggia al centro il carro dorato su cui siedono Venere e Cupido; il cocchio è trainato da quattro figurine, due putti e due piccoli satiri, sopra i quali vola un altro puttino alato e armato di arco; precede il carro un fanciullo che suona l'arpa a dieci corde, da taluni considerato la personificazione del Piacere. Intorno e sopra al carro, circondanti festosamente le divinità, danzano e volteggiano un gruppo di ninfe, alcune di terra, altre d'aria in quanto alate. Sotto le ruote del carro, da esse calpestate e coperte dal telo di un vessillo, si trovano diversi oggetti: un' insegna militare, l'aquila legionaria, una corona d'alloro, una spada, uno scudo, un libro, un compasso aperto, che potrebbero essere i simboli del trionfo dell'Amore sulla Guerra, sulle Arti e sulla Letteratura. Secondo altre interpretazioni, potrebbe trattarsi invece dei simboli del trionfo della dea Venere sulle altre due dee Giunone e Pallade, raffigurate tramite i loro simboli, nel giudizio di Paride. Secondo alcune valutazioni più recenti, i tre dipinti del Cignani della Sala dell'Amore di Palazzo Giardino a Parma riconducono tutti alle nozze di Bacco e Arianna, e quello che `e stato tradizionalmente letto come un "Trionfo di Venereù" si rivela in realtà come il "Corteo nuziale di Arianna", che ne è la protagonista. E' evidente difatti come la fanciulla raffigurante Arianna nelle altre due scene - e in particolare nella terza che corrisponde specificamente alle Nozze di Bacco e Arianna celebrate dalla dea dell'Amore - sia identica nel viso, nell'acconciatura di perle, nel manto blu alla presunta Venere del dipinto centrale. Secondo tale interpretazione allora, il giovanetto che precede il corteo non sarebbe più il Piacere ma Imeneo, raffigurato con i capelli biondi e una ghirlanda di “olente maggiorana” e con il “piede candido e col sandalo giallo”, come lo descrive Catullo nel carme 61. Il carro di Arianna `e tirato da due satiri, tipici seguaci di Bacco, e da due amorini, sul cui capo le due ghirlande di edera sono un'ulteriore allusione al dio. E Cupido, che siede sul carro di fianco ad Arianna, punta verso di lei la sua freccia dorata, ad indicare il nuovo amore per Bacco, al quale allude anche la fiaccola accesa tra le mani della fanciulla. La ricchezza interpretativa e simbolica di quest'opera si può ritrovare nella copia da noi proposta, fedele all'originale in ogni suo dettaglio. L'opera è in prima tela e presenta tracce di restauro; lo studio del cretto e del telaio, di struttura nord-europea, colloca l'opera alla fine del '700 - inizi '800. Il dipinto è presentato in cornice della seconda metà dell' 800.

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