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1950 € 9800 € Applica

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35 cm 226 cm

24 cm 179 cm

2 cm 77 cm
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Sezione Selected Arte: il meglio del nostro catalogo di dipinti, sculture e opere d'arte.

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Busto di Bambino in Marmo
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Busto di Bambino in Marmo

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Busto di Bambino in Marmo

Scultura in marmo bianco di gusto rinascimentale raffigurante busto di bambino. Il costume con le sue pieghe e le maniche finemente scolpite a ricamo evidenziano la buona capacità scultorea dell'artista anonimo.

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Giuseppe Zais
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Giuseppe Zais

Paesaggio Fluviale con Pastorella Fanciullo e Armenti

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Giuseppe Zais

Paesaggio Fluviale con Pastorella Fanciullo e Armenti

Olio su tela. Il dipinto è corredato delle perizie di due storici dell'arte, il dr. Dario Succi e la dott.ssa Federica Spadotto. Entrambi confermano l'attribuzione del dipinto a Giuseppe Zais, "il maestro bellunese unanimemente riconosciuto come uno degli interpreti più originali e genuini della grande pittura di paesaggio del Seicento veneto." Nel paesaggio, sotto le fronde di un albero che fa da cornice a sinistra e con lo sfondo di montagne azzurrate, campeggiano in primo piano una pastora e il figlioletto che fanno abbeverare al fiume le loro bestie (pecore e mucche). lo Zais, dopo una prima formazione nel paese natio alla scuola del conterraneo Marco Ricci, trasferitosi a Venezia nel 1732, divenne presto parte della schiera di paesaggisti lagunari, apprezzati ed ingaggiati per grandi opere decorative nei palazzi della città. Negli anni '70 lo Zais abbandonò tale produzione e scelse di dedicarsi solo ad opere di piccole dimensioni, che riflettevano un'adesione al mondo degli umili e una dimensione contemplativa del passato, raramente soggetti presenti nei dipinti dei committenti importanti. L'opera qui presentata si può considerare un esempio di quest'ultima fase creativa, collocabile secondo gli storici dell'arte negli anni '70 del XVIII secolo: lo Zais propone un paesaggio pedemontano, piuttosto brullo, dove la pastora seguita dal figlioletto svolgono il loro incarico, senza alcuna concessione ad una bellezza ideale, ma piuttosto con un richiamo ad una vita reale precisa, dura, semplice, fatta di fatica e insieme affetti. Anche i colori della tela esaltano l'empatia dell'artista per il mondo che raffigura: le calde tonalità bruno-dorate del paesaggio, rischiarate dall'azzurro delle cime lontane riverberanti quello del cielo, avvolgono le figure umane e animali in primo piano, che emergono grazie a pennellate materiche e a colori più accesi ma non squillanti, soprattutto nel vello degli animali e negli abiti della donna. Peculiare dello Zais sono anche i volti, rotondi e pieni, con lineamenti che si ripetono sempre identici nelle figure contadine delle sue opere, associati a corpi torniti, rivestiti di abiti che paiono di cartapesta. L'opera presenta segni di restauro, benchè ancora in prima tela. Sul retro è presente una scritta in tedesco con il nome del precedente proprietario e la data "Natale 1977". E' presentata in cornice dorata di inizio '900, con piccole rotture e mancanze.

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Francesco Curradi
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Francesco Curradi

San Sebastiano

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Francesco Curradi

San Sebastiano

Olio su tela. Il bel dipinto propone il volto di San Sebastiano, raffigurato fin sotto le spalle, da una delle quali, scoperta, spunta una freccia di balestra (la tipologia è riconoscibile dalla tipo di freccia, tinta di rosso). Il quadro probabilmente venne commissionato per motivi devozionali: Sebastiano, santo militare, è il protettore dei soldati ma soprattutto degli arcieri e dei balestrieri, e la scelta di dipingere la piccola freccia tinta di rosso, rimanda alla committenza di un appartenente a tale gruppo militare. L'opera è corredata di expertise dello storico dell'arte Maurizio Marini, specialista della pittura barocca e dell'arte di Caravaggio. Il Marini ritiene questo piccolo ritratto del santo opera autografa e di eccellente qualità tecnico-stilistica del pittore Francesco Curradi, considerato uno dei protagonisti del rinnovamento della pittura fiorentina della prima metà del Seicento. Formatosi alla bottega fiorentina di Giovan Battista Naldini, artista eclettico e raffinato, il Curradi superò il maestro addentrandosi in un aggiornamento morfologico e concettuale e, svincolandosi dai limiti sentimentali e religiosi della Riforma Cattolica, seppe acquisire una notevole sottigliezza psicologica ed una estrema qualità pittorica. Le sue qualità gli valsero moltissime commissioni e sue opere si ritrovano in molte chiese e raccolte del contado umbro e toscano. Il Curradi ebbe tra i suoi allievi Cesare Dandini, che, per le sue raffinate fattezze, posò spesso come modello per le opere del maestro, come sarebbe avvenuto per questo San Sebastiano. D'altronde lo stesso modello, così come altri dettagli, si ritrovano in altre opere note del Curradi, permettendo un valido confronto. Il dipinto è stato restaurato e ritelato. E' presentato in cornice della prima metà del '900.

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Busto in Marmo
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Busto in Marmo

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Busto in Marmo

Scultura in marmo raffigurante busto di uomo. Firma dell'autore "F. Parisi" incussa alla base.

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Grande Paesaggio con scena di Caccia
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Grande Paesaggio con scena di Caccia

Caccia al Cervo

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Grande Paesaggio con scena di Caccia

Caccia al Cervo

Olio su tela. La scena, ambientata in una campagna boschiva, presso della rovine architettoniche, è centrata sul movimentato e ricco gruppo di figure di cacciatori, vestiti alla foggia di cavalieri, che armati di spade e lance e con l'aiuto dei cani, danno il colpo finale al cervo ormai ferito e agonizzante. Il grande formato evidenzia la committenza importante, sottolineata anche dall'abbinamento a dipinto simile. Lo stile rimanda alla pittura del nord-ovest italiano; quadri di tal formato e di tali soggetti, spesso in coppia, si trovavano diffusamente nei piccoli castelli piemontesi e lombardi: ad esempio, nell'inventario del 1739 del castello di Orio Canavese (a nord di Torino) sono descritti, nel salone centrale, “due quadri grandi bislonghi rapresentanti due caccie una del Cervo, e l'altra del Cinghiale senza cornici”, che poi si ritrovano, dopo vendite successive in altri inventari. Restaurato e ritelato. Presentato in cornice in stile.

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Grande Paesaggio con Scena di Caccia
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Grande Paesaggio con Scena di Caccia

La caccia al Cinghiale

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Grande Paesaggio con Scena di Caccia

La caccia al Cinghiale

Olio su tela. La scena, ambientata alle pendici di un monte, presso le rive di un fiume ove è intento all'opera un pescatore con la lenza, è centrata sul movimentato e ricco gruppo di figure di cacciatori, vestiti alla foggia di cavalieri, che armati di spade e lance e con l'aiuto dei cani, danno il colpo finale al cinghiale ormai ferito e agonizzante. Il grande formato evidenzia la committenza importante, sottolineata anche dall'abbinamento a dipinto simile. Lo stile rimanda alla pittura del nord-ovest italiano; quadri di tal formato e di tali soggetti, spesso in coppia, si trovavano diffusamente nei piccoli castelli piemontesi e lombardi: ad esempio, nell'inventario del 1739 del castello di Orio Canavese (a nord di Torino) sono descritti, nel salone centrale, “due quadri grandi bislonghi rapresentanti due caccie una del Cervo, e l'altra del Cinghiale senza cornici”, che poi si ritrovano, dopo vendite successive in altri inventari. Restaurato e ritelato. Presentato in cornice in stile.

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Madame du Barry Busto in Terracotta
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Madame du Barry Busto in Terracotta

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Madame du Barry Busto in Terracotta

Scultura in terracotta raffigurante Madame du Barry.

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Statua Acefala in Pietra
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Statua Acefala in Pietra

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Statua Acefala in Pietra

Scultura acefala in pietra raffigurante Vescovo.

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Arnaldo Soldini, Scorcio di paese
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Arnaldo Soldini, Scorcio di paese

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Arnaldo Soldini, Scorcio di paese

Olio su cartone. Firmato in basso a destra. Il dipinto, raffigurante case di paese viste dall'alto, con sullo sfondo montagne innevate e nuvole, appartiene alla produzione paesaggistica tipica ed esclusiva dell'importante autore bresciano, che ritrasse sempre i luoghi nativi a lui cari e noti. Sul retro etichetta di acquisizione della Galleria Campana di Brescia nel 1978; da allora è stato in collezione privata. Presentato in bella cornice coeva.

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Allegoria dell'Amore
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Allegoria dell'Amore

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Allegoria dell'Amore

Olio su tela. Scuola nord-europea. Si tratta di una divertente scena allegorica dell'amore profano, che vuole dimostrare come tutte le persone, di qualunque ceto sociale e di tutte le età, possono cadere nella trappola dell'innamoramento. Lo sfondo della tela è occupato da una enorme nassa, la rete a canestro usata in alcuni tipi di pesca, sopra l'imbocco della quale siede un putto violinista, intento a suonare; la nassa è affollata di coppie, mentre una sfilata di altre cammina davanti ad essa per raggiungerne l'entrata. Tra di esse vi sono coppie di anziani e di giovani, coppie di ricchi e di poveri, nobili, borghesi e proletari: tutti hanno espressioni liete e leggere, si lanciano sguardi innamorati o guardano benevolmente alla felicità degli altri. All''interno della nassa è presente addirittura una coppia di reali, che corrispondono per fattezze e abbigliamento all'elettore palatino della Renania, Giovanni Guglielmo del Palatinato-Neuburg e alla seconda moglie Anna Maria Luisa de'Medici. Al retro del dipinto è presente un'etichetta che riporta una storica attribuzione a Jan Frans Douven (1656-1727): l'artista olandese che dal 1682 si trasferì a Düsseldorf come pittore ufficiale alla corte dell'elettore palatino della Renania, realizzando soprattutto scene della vita quotidiana del principe e della sua seconda moglie. L'etichetta confermerebbe quindi l'ambito di attribuzione ad artista del XVII-XVIII secolo del nord-Europa. Il dipinto proviene da collezione storica milanese. Presenta tracce di restauri e un rattoppo. In cornice in stile.

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Quattro Ritratti di Re Condottieri
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Quattro Ritratti di Re Condottieri

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Quattro Ritratti di Re Condottieri

Tempera grassa su tela. Scuola nord-italiana. Si ritiene che le quattro grandi opere facessero parte dell'apparato decorativo di un palazzo di ampie dimensioni. La tecnica usata - una tempera grassa applicata su tela con una preparazione leggerissima e un tratteggio rapido senza riferimenti precisi delle figure - sottolinea la veloce esecuzione, volta ad ottenere in tempi brevi delle opere a scopo prettamente decorativo. I quattro grandi ritratti propongono le figure di re, riconoscibili da attributi regali differenti (corone, scettri, manti regali), ma rappresentati in veste di condottieri, quindi con armature e/o armi. La peculiarità è che i personaggi appartengono a epoche e provenienze geografiche diverse, come a voler rendere omaggio alle grandi figure regali della storia. Non certa è l'identificazione dei personaggi, anche se è possibile ipotizzare alcuni nomi: il re con la corona di metallo povero ma a cuspidi molto appuntite, che impugna una spada con l'elsa a foggia di testa d'uccello ed è rivestito di un manto di tela grezza e di una corazza semplice da cui spuntano elementi di pelliccia, potrebbe essere Attila, il re degli Unni; la figura orientale, con un turbante adorno di pietre preziose, potrebbe essere un sultano ottomano, ad esempio il Solimano; il guerriero con l'armatura caratteristica dell'antica Grecia, con l'elmo sormontato da un drago e la corazza riccamente decorata con fregi, potrebbe essere Alessandro Magno; infine, il giovane re in armatura a piastre completa e con l'elmo coronato a "cappello d'arme", per le caratteristiche fisiognomiche potrebbe essere identificato in Pietro I il Grande, zar di Russia (1672-1725), qui in un ritratto giovanile. I quattro dipinti, ancora in prima tela, presentano tracce di restauri ed integrazioni, con alcune piccole toppe al retro. Provengono da collezione storica bolognese. Sono presentati in cornici in stile.

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Compianto su Cristo Morto
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Compianto su Cristo Morto

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Compianto su Cristo Morto

Olio su tela. Scuola Nord Italia. Inserita in un paesaggio tardo rinascimentale, la composizione delle figure è disposta secondo una diagonale ascendente verso sinistra e più precisamente culminante con le tre croci sul Calvario in lontananza; centrale è il corpo del Cristo, disteso seppur anch'esso obliquamente, dietro il quale tre figure, S.Giovanni, Maria al centro e una pia donna, unica raffigurata in abiti del XVII secolo, probabilmente ritraendo un personaggio vicino alla committenza. L'opera può essere collocata nella produzione culturale lombardo-veneta della prima metà del '500, più precisamente nella attività pittorica fiorita tra Brescia, il Garda e Verona, che ebbe massima espressione nei modi manieristi di Giovanni Demio (1500-1570 ca). Si ritrovano in particolare nell'opera alcuni elementi, soprattutto nelle fogge di abbigliamento e nelle pose (per esempio del San Giovanni), che rimandano a modelli di stampo raffaellesco ampiamente utilizzati, grazie alla mediazione di incisori quali il Marcantonio Raimondi (1480 -1534 ca), che contribuirono alla diffusione delle opere dei maestri. Il dipinto, restaurato e ritelato, presenta ampi rifacimenti. E' presentato in cornice antica, databile intorno al XVII secolo, riverniciata.

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Ritratto di Eleonora Lampugnani
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Ritratto di Eleonora Lampugnani

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Ritratto di Eleonora Lampugnani

Olio su tela. Scuola lombarda. La ricca dama ritratta è accompagnata dalla scritta identificativa in alto a destra che recita "Eleonora Lampuniana Nupta N.V. Bartolomei De Cornu 1478": si tratta quindi di Eleonora Lampugnani moglie di Bartolomeo Del Corno. La famiglia Lampugnani è un' antica famiglia patrizia di Milano (il nome deriva dal quartiere Lampugnano), con residenze a Legnano e Busto Arsizio, e alla quale Filippo Maria Visconti (duca di Milano) assegnò nel XV secolo il feudo di Trecate; il marito della nobildonna apparteneva invece alla nobile famiglia piemontese Corno (in origine detta Del Corno). La nobildonna è ritratta in piedi, in splendida veste riccamente ricamata e impreziosita da pizzi; essa poggia la mano su un prezioso cofanetto intarsiato in avorio, probabilmente un monetiere, simbolo di ricchezza e potere, sormontato peraltro da un vaso con fiori, simbolo piuttosto di vanità. Il dipinto presenta un restauro antico sulle mani, che risultano di qualità inferiore rispetto a quella del volto, delle vesti, del vasetto di vetro. Il dipinto proviene da antica collezione lombarda. La data 1478 riportata con la scritta, risulta poco consona all'abbigliamento cinquecentesco: secondo il racconto della famiglia di provenienza del dipinto, la data che compariva prima dell'ultimo restauro era 1578, e si tratterebbe pertanto di una modifica fatta erroneamente dal restauratore.

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Coppia di Leoni Sculture in Marmo
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Coppia di Leoni Sculture in Marmo

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Coppia di Leoni Sculture in Marmo

Coppia di leoni accovacciati in marmo di Carrara finemente scolpiti. Supporto in legno patinato effetto marmo non coevo.

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Giovanni Beltrami
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Giovanni Beltrami

Madonna con Bambino

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Giovanni Beltrami

Madonna con Bambino

Olio su tavola. Al centro, sul bordo dell' abito rosso, è presente la dicitura in carattere antico "G.Beltrami fecit". Bella composizione in stile neorinascimentale, l'opera è riconducibile all'artista Giovanni Beltrami che, sulla scia della corrente in voga nel XIX secolo che riproponeva gli stili artistici del XV-XVI secolo, si cimentò in questa tavola a soggetto sacro. Pittore, illustratore e critico d'arte milanese, nonchè amante della pittura su vetro e del mosaico, Il Beltrami crebbe nella Milano della Scapigliatura, cercando con il suo stile una mediazione fra le tendenze moderne e la tradizione. Nell'ambito pittorico si affermò soprattutto come paesaggista, ma fu sempre considerato artista di grande e vario talento, che annovera nel suo repertorio numerose opere a soggetto sacro, soprattutto come decoratore di interni e chiese. Il dipinto è presentato in bella cornice coeva, a cappelletta, dorata e con decoro superiore.

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S. Paolo Eremita e S. Antonio Abate
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S. Paolo Eremita e S. Antonio Abate

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S. Paolo Eremita e S. Antonio Abate

Olio su tela. Scuola lombarda. Il dipinto raffigura in primo piano sulla sinistra, all'ombra di alberi frondosi, i due santi seduti sopra dei massi, che dividono un pane; S. Paolo rivestito tradizionalmente di pelli d'animale, S. Antonio abate con l'abito dell'ordine e in mano il libro di preghiere. I due santi sono stati spesso raffigurati insieme perchè presentano molti tratti in comune: entrambi vissuti nel terzo secolo, entrambi egiziani, giovanissimi lasciarono tutte le loro proprietà per dedicarsi ad una vita di completa solitudine, vivendo in preghiera e povertà. Sant'Antonio Abate è stato uno dei più famosi eremiti nella storia della Chiesa. Anche San Paolo l'Eremita visse tutta la sua vita nel deserto in completa solitudine, secondo la narrazione agiografica nutrito solo dal pane che un corvo regolarmente gli portava. All'avvicinarsi della sua morte fu visitato da Sant'Antonio Abate, con il quale appunto condivise questo pane. In questa raffigurazione, il contesto paesaggistico non rimanda alle terre desertiche dell'Egitto, ma sono collocati piuttosto in un paesaggio nordico, alpino. Sulla destra un paesaggio eremitico, seppur verdeggiante e con un piccolo corso d'acqua in basso a destra. Il dipinto, già restaurato e ritelato, presenta una crettatura molto evidente. E' presentato in cornice in stile.

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Figura intagliata con cornice a portale
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Figura intagliata con cornice a portale

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Figura intagliata con cornice a portale

Figura di oste intagliata a tutto tondo e dipinta in policromia, inserita in un portale intagliato a tralci di vite con pampini, dorato a guazzo d'epoca successiva. La scultura raffigura un oste nell'atto di portare un cesta di frutta. La scultura è ben definita con torsione ed espressività nel volto. Riporta un'influenza nordica; è completamente dipinta in policromia, con la veste porpora con bordi e cintura dorati ed il cesto verde con tralci d'uva nera. Il portale, probabilmente aggiunto alla fine del XVII sec., è realizzato con delle piante di vite che si attorcigliano creando una volta acuta, partendo da due grandi cespi barocchi e terminando in un volto di cherubino alato. Questa parte, probabilmente nata per un soggetto religioso, è completamente dorata.

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Busto Femminile in Marmo di Carrara
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Busto Femminile in Marmo di Carrara

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Busto Femminile in Marmo di Carrara

Il busto raffigura una donna nobile, riccamente abbigliata. Certamente un ritratto, come si evince dalla grande tipizzazione fisiognomica del volto; l'effigiata ha uno sguardo e un atteggiamento austeri, elemento che contraddistingueva i ritratti scultorei dell'epoca. I capelli sono raccolti sulla nuca in un'elaborata acconciatura a trecce. Il collo è ornato da un girocollo con medaglione centrale e da diversi fili di perle. Indossa un vestito che lascia le spalle nude, rifinito da una sottile bordura in merletto e un fiocco in mezzo al petto. Grande abilità dello scultore nell'uso del cesello per la rifinitura dei dettagli e nella resa materica delle stoffe.

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La fuga di Enea da Troia
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La fuga di Enea da Troia

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La fuga di Enea da Troia

Olio su tela. Tutta la scena è giocata sui chiaroscuri del nero e del rosso, con le alte fiamme che divampano tra le torri e le guglie della città: in primo piano le figure di Enea con il padre Anchise in spalla e il figlioletto Ascanio al fianco, mentre fuggono dalla città; a destra, in secondo piano, il cavallo di Troia. Seppur vicino allo stesso soggetto di Alessio De Marchis (1684-1752), il dipinto rimanda piuttosto come stile alla pittura fiamminga. Restaurato e ritelato. E' presentato in cornice antica.

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Alessandro Papetti
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Alessandro Papetti

Molo 12, 2014

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Alessandro Papetti

Molo 12, 2014

Olio su tela. Firmato e datato in basso a destra. Ulteriore firma, data e titolo al retro. Nato e formatosi a Milano, dove tuttora lavora, Alessandro Papetti ha cominciato sin dagli anni '80 e continua tuttora ad esporre in mostre e gallerie prima in Italia e poi all'estero, sia in Europa che negli Stati Uniti. Dal 1995 la sua attività si svolge tra Milano e Parigi. La produzione artistica di Papetti si è svolta per tematiche: partito con la serie di Ritratti negli anni '80 e '90, si è dedicato successivamente, nel XXI secolo, ai Reperti (interni di fabbrica) e all'Archeologia industriale, al ciclo dell'Acqua, per approdare poi ai Paesaggi, agli Interni e alla serie dei Cantieri navali, a cui appartiene l'opera proposta. Porti industriali, bacini di carenaggio e giganteschi scafi, corpi di navi espressi nella loro grandezza e nella loro fragilità, vengono presentati attraverso pennellate frenetiche e pastose, a tratti materiche, con l'intento di "uscire" dalla realtà, di porsi nei confronti del “contenitore” con un atteggiamento psicologico differente, a ricercare una dimensione dell'esistenza inafferrabile. L'opera è presentata in cornice.

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