Arte

Pittura antica

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200 € 18000 € Applica

dimensioni opera


25 cm 226 cm

26 cm 210 cm

1 cm 9 cm

13 cm 52 cm
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Pittura antica

Paesaggi, nature morte, ritratti, volti, soggetti sacri, scorci e vedute di artisti italiani e internazionali: in questa sezione tutte le opere di Pittura Antica disponibili nel nostro catalogo.

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Allegoria dell'Amore
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Allegoria dell'Amore

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Allegoria dell'Amore

Olio su tela. Scuola nord-europea. Si tratta di una divertente scena allegorica dell'amore profano, che vuole dimostrare come tutte le persone, di qualunque ceto sociale e di tutte le età, possono cadere nella trappola dell'innamoramento. Lo sfondo della tela è occupato da una enorme nassa, la rete a canestro usata in alcuni tipi di pesca, sopra l'imbocco della quale siede un putto violinista, intento a suonare; la nassa è affollata di coppie, mentre una sfilata di altre cammina davanti ad essa per raggiungerne l'entrata. Tra di esse vi sono coppie di anziani e di giovani, coppie di ricchi e di poveri, nobili, borghesi e proletari: tutti hanno espressioni liete e leggere, si lanciano sguardi innamorati o guardano benevolmente alla felicità degli altri. All''interno della nassa è presente addirittura una coppia di reali, che corrispondono per fattezze e abbigliamento all'elettore palatino della Renania, Giovanni Guglielmo del Palatinato-Neuburg e alla seconda moglie Anna Maria Luisa de'Medici. Al retro del dipinto è presente un'etichetta che riporta una storica attribuzione a Jan Frans Douven (1656-1727): l'artista olandese che dal 1682 si trasferì a Düsseldorf come pittore ufficiale alla corte dell'elettore palatino della Renania, realizzando soprattutto scene della vita quotidiana del principe e della sua seconda moglie. L'etichetta confermerebbe quindi l'ambito di attribuzione ad artista del XVII-XVIII secolo del nord-Europa. Il dipinto proviene da collezione storica milanese. Presenta tracce di restauri e un rattoppo. In cornice in stile.

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Quattro Ritratti di Re Condottieri
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Quattro Ritratti di Re Condottieri

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Quattro Ritratti di Re Condottieri

Tempera grassa su tela. Scuola nord-italiana. Si ritiene che le quattro grandi opere facessero parte dell'apparato decorativo di un palazzo di ampie dimensioni. La tecnica usata - una tempera grassa applicata su tela con una preparazione leggerissima e un tratteggio rapido senza riferimenti precisi delle figure - sottolinea la veloce esecuzione, volta ad ottenere in tempi brevi delle opere a scopo prettamente decorativo. I quattro grandi ritratti propongono le figure di re, riconoscibili da attributi regali differenti (corone, scettri, manti regali), ma rappresentati in veste di condottieri, quindi con armature e/o armi. La peculiarità è che i personaggi appartengono a epoche e provenienze geografiche diverse, come a voler rendere omaggio alle grandi figure regali della storia. Non certa è l'identificazione dei personaggi, anche se è possibile ipotizzare alcuni nomi: il re con la corona di metallo povero ma a cuspidi molto appuntite, che impugna una spada con l'elsa a foggia di testa d'uccello ed è rivestito di un manto di tela grezza e di una corazza semplice da cui spuntano elementi di pelliccia, potrebbe essere Attila, il re degli Unni; la figura orientale, con un turbante adorno di pietre preziose, potrebbe essere un sultano ottomano, ad esempio il Solimano; il guerriero con l'armatura caratteristica dell'antica Grecia, con l'elmo sormontato da un drago e la corazza riccamente decorata con fregi, potrebbe essere Alessandro Magno; infine, il giovane re in armatura a piastre completa e con l'elmo coronato a "cappello d'arme", utilizzato nel basso Medioevo, rimanda ad un regnante del XV secolo, che la collana con l'aquila imperiale colloca in una delle famiglie reali derivate dal Sacro romano impero. I quattro dipinti, ancora in prima tela, presentano tracce di restauri ed integrazioni, con alcune piccole toppe al retro. Provengono da collezione storica bolognese. Sono presentati in cornici in stile.

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Ritratto di Eleonora Lampugnani
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Ritratto di Eleonora Lampugnani

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Ritratto di Eleonora Lampugnani

Olio su tela. Scuola lombarda. La ricca dama ritratta è accompagnata dalla scritta identificativa in alto a destra che recita "Eleonora Lampuniana Nupta N.V. Bartolomei De Cornu 1478": si tratta quindi di Eleonora Lampugnani moglie di Bartolomeo Del Corno. La famiglia Lampugnani è un' antica famiglia patrizia di Milano (il nome deriva dal quartiere Lampugnano), con residenze a Legnano e Busto Arsizio, e alla quale Filippo Maria Visconti (duca di Milano) assegnò nel XV secolo il feudo di Trecate; il marito della nobildonna apparteneva invece alla nobile famiglia piemontese Corno (in origine detta Del Corno). La nobildonna è ritratta in piedi, in splendida veste riccamente ricamata e impreziosita da pizzi; essa poggia la mano su un prezioso cofanetto intarsiato in avorio, probabilmente un monetiere, simbolo di ricchezza e potere, sormontato peraltro da un vaso con fiori, simbolo piuttosto di vanità. Il dipinto presenta un restauro antico sulle mani, che risultano di qualità inferiore rispetto a quella del volto, delle vesti, del vasetto di vetro. Il dipinto proviene da antica collezione lombarda. La data 1478 riportata con la scritta, risulta poco consona all'abbigliamento cinquecentesco: secondo il racconto della famiglia di provenienza del dipinto, la data che compariva prima dell'ultimo restauro era 1578, e si tratterebbe pertanto di una modifica fatta erroneamente dal restauratore.

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Giovanni Baglione, attribuito a
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Giovanni Baglione, attribuito a

Erodiade riceve la testa del Battista

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Giovanni Baglione, attribuito a

Erodiade riceve la testa del Battista

Olio su tela. Ispirato ai racconti evangelici della vita di Giovanni Battista, la scena raffigura la regina Erodiade che riceve su un piatto la testa del predicatore, che la figlia Salomé aveva richiesto ad Erode in cambio della sua danza. Erodiade è qui raffigurata in tutta la sua regalità, con la corona e lo scettro, rivestita di abiti e gioielli, ma con un'espressione scostante e indifferente, quasi annoiata, anche davanti al macabro spettacolo, mentre compie il gesto di allontanare sdegnosamente da sè il trofeo che un servitore le sta porgendo su un vassoio. L'opera, già passata in asta da Dorotheum nel 2008, è stata pubblicata e ben descritta nel testo "Studi di storia dell'arte in onore di Fabrizio Lemme", pubblicato nel 2017, nel capitolo ad opera di Michele Nicolaci (storico dell'arte esperto della pittura del Seicento), che la presenta come un dipinto inedito di Giovanni Baglione. Questi fu artista e scrittore romano, conosciuto soprattutto per aver scritto "Le vite de' pittori, scultori et architetti dal pontificato di Gregorio XIII del 1572 in fino a' tempi di Papa Urbano Ottavo" nel 1642, prima raccolta edita di biografie d'artista nella Roma del secolo XVII. Di notevole importanza anche il suo scritto "Le nove chiese di Roma", edito nel 1639. La sua attività pittorica si svolse tra Roma e Napoli; inizialmente di stampo tardo manierista, conosciuto il Caravaggio, si adeguò al suo stile arrivando fin quasi all'imitazione, tanto da suscitare lo sdegno del Merisi e la sua derisione, nonchè la scarsa considerazione dei colleghi romani; isolato e insultato, il Baglione tornò quindi ad un suo stile personale, ma seppe comunque conseguire un buon successo presso l'alta società romana, grazie anche alla capacità di entrare nelle grazie dei potenti e di reinventarsi quale letterato della corte dei Barberini. La sua svolta stilistica con il ritorno ad una impostazione manierista avvenne intorno al 1630 e si definì in una produzione caratterizzata da forzature compositive e da personaggi quasi caricaturali. Si può collocare in questo periodo anche questa Erodiade: seppur nella maniera ridondante ed eccessiva, quasi ironica, di raffigurare il personaggio, quest'opera non manca di eleganza, nella posa teatrale della donna, ma anche del servitore, nell'abile gioco dei contrasti cromatici (nella veste della regina, ma anche nelle differenze tra gli incarnati), nella sovrabbondanza delle vesti e dei gioielli. La tela è stata restaurata e ritelata. E' presentata in cornice dorata di fine '800. Pubblicazione allegata al dipinto.

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