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Giovanni Boni
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Giovanni Boni

Scena d'Assedio

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Giovanni Boni

Scena d'Assedio

Olio su tela. Al di fuori delle fortificazioni di una città un condottiero, attorniato dai suoi soldati, si accinge ad accendere la miccia del cannone. L'esercito difende la cittadella al di fuori delle mura e i soldati scrutano l'orizzonte guardando verso il basso: ciò induce a collocare la scena sulle fortificazioni di una città, in particolare di quelle di Genova che si ergono sulle montagne retrostanti e dalle quali i genovesi difendevano la città dagli attacchi provenienti dal mare; la collocazione a Genova è avallata dallo stendardo che sventola sulle mura, la Croce di San Giorgio (croce rossa in campo bianco) vessillo della Repubblica di Genova. La foggia delle armature, delle armi e delle vesti rimanderebbe all'assedio di Genova del 1522. Si tratta quindi della rappresentazione ottocentesca di un episodio storico, che rientra perciò in quella produzione pittorica diffusa ampiamente in Italia nel XIX secolo, ispirata al nuovo romanzo storico proposto dalla letteratura. Sul retro del telaio è riportato il nome G. Boni, insieme a un numero che rimanda alla partecipazione a mostra ufficiale. Giovanni Boni fu allievo dell'Accademia di Brera, in particolare seguace di Giuseppe Sogni, artista che tra i primi predilesse la pittura a soggetto storico nelle sue innovative declinazioni romantiche. Del Boni non si conosce molto, nè dal punto di vista biografico nè della sua produzione. Di sua sicura attribuzione si conosce solamente il Nudo d'uomo (Accademia dipinta) con cui vinse il primo premio per la Scuola del Nudo a Brera nel 1852. L'opera rende con efficacia espressiva le figure e il pathos della scena; i personaggi in primo piano sono molto ben caratterizzati nelle pose, nelle espressioni, nei dettagli degli abiti e delle armi, mentre poi le altre figure sfumano in secondo piano, suggerendo la presenza di un esercito numeroso. Il dipinto, ancora in prima tela, presenta piccole diffuse cadute di colore. E' presentato in cornice in stile.

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Grande Paesaggio con Scena di Caccia
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Grande Paesaggio con Scena di Caccia

La caccia al Cinghiale

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Grande Paesaggio con Scena di Caccia

La caccia al Cinghiale

Olio su tela. La scena, ambientata alle pendici di un monte, presso le rive di un fiume ove è intento all'opera un pescatore con la lenza, è centrata sul movimentato e ricco gruppo di figure di cacciatori, vestiti alla foggia di cavalieri, che armati di spade e lance e con l'aiuto dei cani, danno il colpo finale al cinghiale ormai ferito e agonizzante. Il grande formato evidenzia la committenza importante, sottolineata anche dall'abbinamento a dipinto simile. Lo stile rimanda alla pittura del nord-ovest italiano; quadri di tal formato e di tali soggetti, spesso in coppia, si trovavano diffusamente nei piccoli castelli piemontesi e lombardi: ad esempio, nell'inventario del 1739 del castello di Orio Canavese (a nord di Torino) sono descritti, nel salone centrale, “due quadri grandi bislonghi rapresentanti due caccie una del Cervo, e l'altra del Cinghiale senza cornici”, che poi si ritrovano, dopo vendite successive in altri inventari. Restaurato e ritelato. Presentato in cornice in stile.

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L'Assalto del Puma
novità
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L'Assalto del Puma

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L'Assalto del Puma

Olio su tela. Cruenta scena che rappresenta il momento in cui un puma femmina assale due cani da guardia, che seppure sciolti dalla catena, soccombono all'attacco improvviso. Già restaurato e ritelato, necessita di pulizia. Presentato in cornice dorata in stile.

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Paesaggio con Figure
novità
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Paesaggio con Figure

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Paesaggio con Figure

Olio su tela. Scuola italiana. Firmato G. Bossi in basso a destra. Il grande paesaggio propone a destra lo scorcio di un laghetto con cigni, in mezzo ad una verdeggiante campagna; sulla sinistra, una coppia sul sentiero sta accedendo ad una struttura architettonica, una dépendance della villa di cu si intravvede solo un angolo in alto. Suggestivo e di atmosfera bucolica, il dipinto è presentato in cornice dorata coeva.

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Natura Morta con Fiori
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Natura Morta con Fiori

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Natura Morta con Fiori

Olio su tela. La composizione floreale rientra nell'ampia produzione di tale soggetto che si diffuse in Italia e in Europa a partire dal XVII secolo, con scopi prettamente decorativi. Il dipinto qui proposto presenta tracce di restauri precedenti ed è stato ritelato, ma necessita di ulteriore pulizia. E' presentato in cornice antica rilaccata.

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Madonna Orante
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Madonna Orante

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Madonna Orante

Olio su tela. Monogramma in basso. Al retro in alto sul telaio è presente il nome dell'autrice, una pittrice amatoriale, con la data di realizzazione, la dedica ad un'amica e il riferimento di ispirazione, una Madonna di Luca della Robbia. In discrete condizioni, il dipinto è presentato in cornice dorata di fine '800.

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Paesaggio con Sosta dei Cavalli
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Paesaggio con Sosta dei Cavalli

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Paesaggio con Sosta dei Cavalli

Olio su tela. La grande scena è ambientata all'entrata di un villaggio in prossimità di una sosta per i cavalli: numerosi cavalieri sono fermi con le loro bestie, a cui provvedono i servitori e i villani che riempiono di fieno la mangiatoia; uno dei servitori, sulla destra, fa abbeverare gli animali nel corso d'acqua che scorre lì vicino. Di sfondo, le case del villaggio disposte lungo il fiume, che a destra sfocia poi nel paesaggio collinare. Si tratta di un'opera realizzata con grande probabilità da un autore fiammingo operante in Lombardia. Alcuni richiami del vestiario e della costruzione indicano per certo la contaminazione nord-europea, mentre altri particolari indicano la localizzazione lombarda di realizzazione. Il dipinto proviene da una prestigiosa dimora storica di famiglia nobile lombarda. Ancora in prima tela, presenta nella fascia più bassa alcuni tagli. E' presentato in sottile cornice coeva.

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Scena Bacchica
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Scena Bacchica

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Scena Bacchica

Olio su tela. Scuola Nord-europea. Il dipinto dai toni pacati, propone allo spettatore, impersonato dalla figura dell'uomo in basso a destra che osserva arrampicato sul ramo di un albero, una scena di intrattenimenti orgiastici tra uomini e donne in un paesaggio che evoca l'Eden con animali liberi e in pace (il pavone, i conigli..). Tra gli altri, sulla sinistra un bambino sta giocando con delle bolle di sapone: è evidente l'intento di contrapporre la fugacità della vita ai piaceri dei sensi; in alto, sulle nubi, osserva la scena una divinità, Chronos, il dio del tempo, che con la sua falce sottolinea la mortalità umana. Un 'etichetta sulla cornice attribuisce l'opera al fiammingo Philippe- Augustin Immenraet (1627-1679), per la vicinanza del soggetto paesaggistico al suo stile. L'opera, restaurata e ritelata, presenta una caduta di colore centrale. E' presentata in cornice in stile.

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Louis Dorigny attribuibile a
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Louis Dorigny attribuibile a

Erminia tra i Pastori

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Louis Dorigny attribuibile a

Erminia tra i Pastori

Olio su tela. La grande tela racconta un episodio tratto dalla Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso, in cui la giovane Erminia, principessa d'Antiochia segretamente innamorata di Tancredi, assiste al ferimento in duello dell'amato. Spinta dall'amore indossa quindi le armi della guerriera Clorinda, sua intima amica, e di notte esce per raggiungere l'amato Tancredi e curarlo. Ma al campo cristiano un raggio di luce lunare la illumina e, scambiata per Clorinda dalle sentinelle, è costretta ad una fuga precipitosa: capita così in un villaggio abitato da pastori che vivono lontani dalla guerra in uno spazio idilliaco, dove chiede e ottiene di essere ospitata per qualche tempo nella speranza (vana) di dimenticare il suo amore infelice. L'opera, già attribuito a Carlo Loth, è piuttosto rimandabile alla produzione di Louis Dorigny, il pittore parigino che visse a lungo in Italia, a Roma, a Venezia e infine definitivamente a Verona, ove ottenne numerose commesse da veronesi ma anche da committenti veneti e lombardi, estendendo la sua attività di affrescatore da Bergamo sino a Udine. A Verona fin dall'inizio del secolo, le preferenze in campo pittorico andavano verso un linguaggio classicistico complesso nella composizione, ma pacato ed elegante, anche nelle grandi opere decorative. A questa pittura si uniforma il Dorigny, che in questa tela coniuga l'equilibrato classicismo di Simon Vouet (di cui era nipote) con i chiaroscuri appresi a Roma e la pacata eleganza veneta. Restaurato e ritelato, il dipinto è presentato in cornice di inizio '900.

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Il Sacrificio di Ifigenia
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Il Sacrificio di Ifigenia

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Il Sacrificio di Ifigenia

Olio su tela. Scuola napoletana di metà '700. Il dipinto propone il mito greco del sacrificio di Ifigenia, la figlia del re Agamennone, capo della spedizione di Achei che doveva partire alla volta di Troia. Poichè la flotta greca non riusciva a prendere il mare a causa dei venti sfavorevoli, l'indovino Calcante predisse che, a causa di un'offesa che il re aveva arrecato alla dea Artemide, ora essa si opponeva alla loro partenza finchè il re non le avesse sacrificato sull'altare la giovane figlia. Ifigenia accettò coraggiosamente il sacrificio e salì spontaneamente sull'altare, ma Artemide, impietosita, all'ultimo istante la scambiò con una cerbiatta e portò la fanciulla viva in Tauride, dove divenne una sacerdotessa della dea che l'aveva salvata. La grande scena, ambientata fuori dall'accampamento greco in riva al mare (di sfondo a sinistra le navi ancorate, a destra le tende), vede al centro la dea Artemide che scambia la giovane e bella Ifigenia con la cerbiatta, mentre il sacerdote Calcante già impugna il coltello del sacrificio; a destra la disperazione del re Agamennone e della consorte Clitemnestra. Il dipinto è per modalità stilistiche vicino alla produzione di Fedele Fischetti (1732-1792), l'artista napoletano che si dedicò prevalentemente a scene di soggetto allegorico/mitologico, in particolare nelle sue prime opere degli anni '60 del XVIII secolo. L'opera qui presentata è passata in asta da Sotheby's nell'aprile del 1998. Restaurata e ritelata, è presentata in cornice in stile.

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Natura Morta con Fiori Frutta e Zucche
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Natura Morta con Fiori Frutta e Zucche

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Natura Morta con Fiori Frutta e Zucche

Olio su tela. Scuola lombarda di fine '600-inizio '700. La ricca composizione propone un grande mazzo di fiori variopinti in un vaso sbalzato, vicino a due grosse zucche ea frutta mista (uva e pesche): con diverse intensità di colore, i vari elementi naturalistici emergono dallo sfondo completamente scuro, creando effetti di luci ed ombre. Restaurato e ritelato, il dipinto è presentato in cornice di inizio '900.

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Mentore Silvani
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Mentore Silvani

Paesaggio Innevato con Figure 1872

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Mentore Silvani

Paesaggio Innevato con Figure 1872

Olio su tela. Firmato, datato 1872 e localizzato Parma in basso a destra. E' un grande paesaggio invernale di forte impatto scenico, che ben si inserisce nel tradizionalismo scenografico proprio della pittura di Mentore Silvani, artista nativo di Traversetolo (Parma), pittore paesaggista ma noto anche come scenografo. Nella scena, spruzzata del bianco di una breve nevicata che crea quella tipica atmosfera invernale rarefatta e silenziosa, tra alberi spogli e secchi, si snoda una strada sterrata percorsa da un viandante; a destra una costruzione diroccata con il lavatoio ove attinge acqua una donna; al centro una colonnina su cui è montata un'immagine sacra. Formatosi nella sua città natale, il Silvani partecipò alle esposizioni dell'Incoraggiamento di Parma a partire dal 1864 , ed è prevalentemente nella sua città che si ritrovano oggi le sue opere (presso il Comune di Parma, la Galleria Nazionale , il Liceo artistico Paolo Toschi) ; espose peraltro anche a Milano (1872) e a Firenze (1875). Formatosi come scenografo alla scuola di Gerolamo Magnani, il Silvani svolse tale incarico a Parma ma anche a Venezia a partire dal 1871. La sua produzione pittorica, che annovera paesaggi prevalentemente rurali della campagna parmense, è sempre caratterizzata dalla fedeltà al dato reale. L'opera qui proposta è presentata in cornice coeva.

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Dipinto Olio su Tela
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Dipinto Olio su Tela

Il Pranzo dei Fraticelli

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Dipinto Olio su Tela

Il Pranzo dei Fraticelli

Olio su tela. Scuola genovese del XVIII secolo. All'interno di uno stanzone con finestre ad arco aperte sulla via, un gruppo di fraticelli seduti per terra sta condividendo il semplice pasto, posato su un telo bianco. La scena rimanda all'ambito di Alessandro Magnasco detto il Lissandrino (1667 -1749), artista genovese considerato uno dei pittori più originali del Settecento italiano, che si distinse nella pittura di genere popolaresco e, in particolare, nella produzione di scene di vita di frati cappuccini o camaldolesi intenti alle più svariate attività, dallo studio in biblioteca alla confessione, dal lavoro di arrotini o falegnami nelle botteghe del convento al semplice raccoglimento intorno al fuoco: in tali opere si apprezza tutta la libertà espressiva del pennello dell'artista che si muove sulla tela con rapidi tocchi a descrivere fiammate, camini, gatti, libri, cani, povere ciotole, lenti, libri, povere vesti rappezzate, sedie e sgabelli, insomma tutto un mondo quotidiano di gesti e cose costruiti con una tecnica particolarissima e inconfondibile, fatta di un impasto di colore movimentato e quasi tutto giocato sul monocromo, su cui scendono pochi, sapienti colpi di luce a dar forma e consistenza alle ossute figure dei monaci. L'autore dell'opera qui proposta sicuramente si formò nell'ambito del Magnasco e si ispirò al suo stile, sebbene risulti più posato, senza i guizzi e le libertà interpretative, spesso dissacranti o ironiche, verso le figure dei frati; ben seppe riprendere il gioco di chiaroscuri, di luci e ombre, che sgorgano da una monocromia nella tonalità dei marroni, realizzando comunque un'opera di ottima qualità pittorica. Restaurato e ritelato, il dipinto è presentato in cornice dorata di inizio '900.

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Antonio Francesco Peruzzini attribuibile a
ARARPI0131571
Antonio Francesco Peruzzini attribuibile a

Paesaggio con Figure al Fiume

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Antonio Francesco Peruzzini attribuibile a

Paesaggio con Figure al Fiume

Olio su tela. L'ampio paesaggio è centrato sul fiume che scorre nella valle ricca di vegetazione. Lungo il suo corso, in primo piano, alcune donne stanno lavando i panni. I tratti pittorici, veloci e poco aggregati, rimandano alla produzione di Antonio Francesco Peruzzini, appartenente a famiglia di pittori originaria di Pesaro, comprendente il padre Domenico e i figli Giovanni, Antonio Francesco e Paolo, attivi in ambito marchigiano e in città italiane come Roma, Bologna, Torino e Milano, durante il XVII secolo e il primo quarto del XVIII. La produzione di Antonio Francesco è spesso associata a quella del fratello Giovanni, avendo i due lavorato insieme. Antonio Francesco si specializzò nella pittura di paesaggio, subendo l'influenza di Salvator Rosa e di paesaggisti come Pietro Montanini e Pandolfo Reschi, e ulteriori influssi gli vennero anche da pittori nordici attivi in Italia, soprattutto da Pieter Mulier detto il Tempesta. Nelle sue prime opere si distingue già l'originalità della sua pittura data una stesura rapida e da un timbro cromatico intenso e brillante. Dal principio degli anni Novanta iniziò il lungo legame artistico di Antonio Francesco Peruzzini con Alessandro Magnasco, in seguito al loro incontro avvenuto a Milano, ove il Peruzzini si era stabilito; da questo periodo in poi la sua pittura sembra sfaldarsi, attraverso forme che si fanno più dinamiche e leggere, quasi fantastiche, per approdare infine ad uno stile improntato ad una sempre maggiore disgregazione delle forme della natura ed al loro movimento. Restaurata e ritelata, l'opera è presentata in cornice primi '900.

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Adorazione dei Magi
ARARPI0146693
Adorazione dei Magi

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Adorazione dei Magi

Olio su tela. Scuola italiana del XVII secolo. La scena propria dell'iconografia tradizionale cristiana, risulta molto vivace e movimentata, molto ricca di figure, di particolari e di colori: al centro le tre figure dei Magi, che omaggiano il Bambin Gesù, spostato a sinistra con la Sacra Famiglia , mentre a destra vi è tutto il ricco seguito dei tre re, con i doni. Restaurato e ritelato, il dipinto è presentato in cornice in stile, con mancanze.

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575,00€

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Ritratto Antico di Signora
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Ritratto Antico di Signora

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Ritratto Antico di Signora

Olio su tela. XIX secolo. Dignitosa e severa signora, in abito nero alleggerito dal colletto bianco. In cornice di fine '800.

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François Antoine Cavalli
ARAROT0145758
François Antoine Cavalli

Ritratto Femminile 1869

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François Antoine Cavalli

Ritratto Femminile 1869

Olio su tela. Firmato e datato a destra. Poco si sa di questo artista francese, che fu fondamentalmente un ritrattista, poichè la sua produzione nota rientra tutta in questa categoria di soggetto. Il dipinto denota intensità espressiva e buona capacità pittorica. Restaurato e ritelato, è presentato in cornice in stile.

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Ritratto Femminile
ARAROT0145752
Ritratto Femminile

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Ritratto Femminile

Olio su tela. Scuola francese di fine '800. In basso a sinistra è presente la firma P. Detanger, autore non noto. Intenso ritratto di gentildonna, severa e distinta. Restaurato e ritelato, il dipinto è presentato in cornice ridorata dei primi del '900.

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Natura Morta con Fiori in Vaso
ARARNO0167061
Natura Morta con Fiori in Vaso

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Natura Morta con Fiori in Vaso

Olio su tela. E' una efficace composizione ad imitazione di uno stile antico, con una cascata di fiori variegati in un vaso collocato su un basamento in pietra. Il dipinto è stato trattato per risultare più antico: è stato effettuato uno scurimento artificiale della tela al retro, ed è stata realizzata una crettatura artificiale sulla superficie pittorica. Il dipinto è presentato in cornice in stile.

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245,00€

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Ritratto Maschile del XIX Secolo
ARAROT0163083
Ritratto Maschile del XIX Secolo

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Ritratto Maschile del XIX Secolo

Olio su tela. Ritratto di un cacciatore, ripreso in un momento di riposo, seduto sotto un albero, con il fucile appoggiato al braccio, il corno impugnato con una mano, mentre con l'altra accarezza la testa del fido cane, appoggiato sul suo grembo. Il dipinto è presentato in cornice dorata coeva.

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213,00€

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