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Xavier Bueno
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Xavier Bueno

Ragazzo,1966

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Xavier Bueno

Ragazzo,1966

Olio su cartone telato. Firmato in basso a sinistra. Al retro ulteriore firma, data e titolo. Dopo l'infanzia trascorsa tra la Spagna, suo paese natale, Ginevra e Parigi, nel 1940 Xavier Bueno si trasferì in Italia, a Fiesole, ove aderì con il fratello Antonio, Pietro Annigoni e Gregorio Sciltian. al gruppo dei "Pittori Moderni della Realtà", il cui manifesto proponeva un'osservazione “oggettiva” del vero, della natura e la sua riproduzione il più possibile fedele. L'esperienza della guerra civile spagnola prima e di quella italiana poi, indirizzò sempre più l'artista verso un realismo legato a motivi di forte contenuto sociale. Il 1953 rappresentò una svolta importante per la carriera di Xavier: fu l'anno dell'esplicita adesione alle poetiche del realismo socialista, adesione che giunse dopo un itinerario personale che lo vide praticare pittura “impegnata” fin dall'anteguerra, con netto anticipo sull'arte di sinistra italiana. Altra tappa fondamentale nella carriera di Xavier fu il viaggio in Brasile del 1954: l'artista tornò da questa esperienza pieno di entusiasmo e con una serie di chine i cui principali protagonisti sono bambini, ragazzi, braccianti. Da questo momento la tematica dell'infanzia divenne sempre più ricorrente, un po' per volta i personaggi vennero raffigurati immobili, in una sorta di nebbia irreale, priva persino di profondità, di rigore prospettico, nella quale essi emergono come evocati. A tale produzione appartiene l'opera qui presentata. Tra il 1959 e il 1964 Xavier creò il ciclo dei "Bambini", immagini sofferenti e malinconiche opere simboliche di un'umanità avvilita ed oppressa, che l'artista presentò alla rassegna "España libre". Anche la sua tecnica subì un'evoluzione, che lo portò a ricercare un ispessimento della materia, addensata dall'aggiunta della sabbia alla vernice; il ricorso al collage, già da lui sperimentato nelle nature morte, divenne cospicuo anche in ambito figurativo-ritrattistico. La materia dei suo quadri divenne tale da arrivare a definirli “affresco su tela”. Opera presentata in cornice.

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