Arte

Ottocento

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180 € 5400 € Applica

dimensioni opera


7 cm 148 cm

28 cm 200 cm

1 cm 61 cm
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Ottocento

Paesaggi, nature morte, ritratti, volti, soggetti sacri, scorci e vedute di artisti dell'800 italiani e internazionali: in questa sezione tutte le opere di Arte dell'Ottocento disponibili nel nostro catalogo.

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Il trionfo di Venere
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Il trionfo di Venere

da cartone di Carlo Cignani

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Il trionfo di Venere

da cartone di Carlo Cignani

Olio su tela. Il dipinto è copia fedele dell' omonima opera realizzata da Carlo Cignani (1628-1719) per la Sala dell'Amore di Palazzo del Giardino di Parma, su commissione del duca Ranuccio II Farnese. Secondo diverse fonti in realtà il Cignani disegnò soli i cartoni dell'opera, ma la trasposizione su tela pare esser stata effettuata tra il 1678 e il 1680 da Marcantonio Franceschini (1648 - 1729) e Luigi Quaini (1643-1717), suoi allievi e successivamente collaboratori. I due artisti bolognesi, legati da un sodalizio artistico nel quale il primo dipingeva le figure e il secondo i paesaggi, collaborarono comunque con il Cignani a diverse sue opere, e insieme agli altri allievi furono spesso impegnati a riportare ad affresco i cartoni del maestro. I cartoni dell'opera divennero successivamente proprietà del console inglese a Venezia, Joseph Smith, bibliofilo e mecenate, che commissionò a Pietro Ercole Gherardi (1687 -1752) docente universitario, vicebibliotecario alla corte estense e collaboratore di Ludovico Antonio Muratori, una “Descrizione de' cartoni disegnati da Carlo Cignani e de' quadri dipinti da Sebastiano Ricci: posseduti dal signor Giuseppe Smith, console della Gran Bretagna, appresso la sereniss. Repubblica di Venezia, con un compendio delle vite dei due celebri professori”, edito presso Giambattista Pasquali nel 1749. In tale opera il Gherardi (o forse lo stesso Console Smith) descrive minuziosamente tale disegno preparatorio, “ un gran cartone bislargo, sul quale il prelodato Cignani figurò a chiaroscuro il Trionfo di Venere”. Il console Smith decise anche di fare intagliare e realizzare a bulino i disegni sia del Cignani che del Ricci, commissionando il lavoro al celebre incisore parigino Jean Michel Liotard, per poter “renderle (le opere) visibili anche a quelli che non potessero vedere gli originali”. La descrizione dell'opera è dettagliata in ogni sua figura e particolare. Nella grande scena campeggia al centro il carro dorato su cui siedono Venere e Cupido; il cocchio è trainato da quattro figurine, due putti e due piccoli satiri, sopra i quali vola un altro puttino alato e armato di arco; precede il carro un fanciullo che suona l'arpa a dieci corde, da taluni considerato la personificazione del Piacere. Intorno e sopra al carro, circondanti festosamente le divinità, danzano e volteggiano un gruppo di ninfe, alcune di terra, altre d'aria in quanto alate. Sotto le ruote del carro, da esse calpestate e coperte dal telo di un vessillo, si trovano diversi oggetti: un' insegna militare, l'aquila legionaria, una corona d'alloro, una spada, uno scudo, un libro, un compasso aperto, che potrebbero essere i simboli del trionfo dell'Amore sulla Guerra, sulle Arti e sulla Letteratura. Secondo altre interpretazioni, potrebbe trattarsi invece dei simboli del trionfo della dea Venere sulle altre due dee Giunone e Pallade, raffigurate tramite i loro simboli, nel giudizio di Paride. Secondo alcune valutazioni più recenti, i tre dipinti del Cignani della Sala dell'Amore di Palazzo Giardino a Parma riconducono tutti alle nozze di Bacco e Arianna, e quello che `e stato tradizionalmente letto come un "Trionfo di Venereù" si rivela in realtà come il "Corteo nuziale di Arianna", che ne è la protagonista. E' evidente difatti come la fanciulla raffigurante Arianna nelle altre due scene - e in particolare nella terza che corrisponde specificamente alle Nozze di Bacco e Arianna celebrate dalla dea dell'Amore - sia identica nel viso, nell'acconciatura di perle, nel manto blu alla presunta Venere del dipinto centrale. Secondo tale interpretazione allora, il giovanetto che precede il corteo non sarebbe più il Piacere ma Imeneo, raffigurato con i capelli biondi e una ghirlanda di “olente maggiorana” e con il “piede candido e col sandalo giallo”, come lo descrive Catullo nel carme 61. Il carro di Arianna `e tirato da due satiri, tipici seguaci di Bacco, e da due amorini, sul cui capo le due ghirlande di edera sono un'ulteriore allusione al dio. E Cupido, che siede sul carro di fianco ad Arianna, punta verso di lei la sua freccia dorata, ad indicare il nuovo amore per Bacco, al quale allude anche la fiaccola accesa tra le mani della fanciulla. La ricchezza interpretativa e simbolica di quest'opera si può ritrovare nella copia da noi proposta, fedele all'originale in ogni suo dettaglio. L'opera è in prima tela e presenta tracce di restauro; lo studio del cretto e del telaio, di struttura nord-europea, colloca l'opera alla fine del '700 - inizi '800. Il dipinto è presentato in cornice della seconda metà dell' 800.

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Vincenzo Caprile
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Vincenzo Caprile

Bagno Rosso a S. Giovanni

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Vincenzo Caprile

Bagno Rosso a S. Giovanni

Olio su tela. firmato in basso a destra. Al retro etichetta di Galleria d'arte di Milano; sul telaio il titolo. La località citata rimanda alla spiaggia di S.Giovanni a Teduccio, quartiere di Napoli est fino al 1925, fino a metà del secolo zona agricola. Il dipinto propone uno scorcio di una spiaggia popolare, con barche in secca e animata da figurine femminili sotto un ombrellone. Ben rientra nella produzione pittorica di Vincenzo Caprile, il pittore napoletano che, formatosi artisticamente alla Scuola di Belle arti di Napoli, ebbe modo di avvicinarsi anche alla Scuola di Resina, corrente pittorica italiana sviluppatasi sulla scia del verismo e affine al movimento dei macchiaioli, ove potè sperimentare la resa dal vero del paesaggio e della natura. Benchè si affermasse anche nella pittura di ritratti, divenendo il ritrattista ufficiale dei Savoia, Caprile predilesse sempre la pittura di paesaggi e i ritratti delle figure popolari: in particolare si fece interprete della sua città natale, Napoli, di cui raffigurò scorci cittadini e delle campagne, le scene di genere popolare, i personaggi caratteristici e soprattutto le belle popolane. Attraverso una pennellata agile, un colore luminoso e tenero, capace di delicate sfumature, ben interpretato anche attraverso la tecnica del pastello, Caprile si affermò come pittore di maniera con una ampia produzione. Il dipinto è presentato in cornice coeva.

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