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27 cm 217 cm

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Sezione Selected Arte: il meglio del nostro catalogo di dipinti, sculture e opere d'arte.

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Marcello Jori
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Marcello Jori

Al Piano Interiore

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Marcello Jori

Al Piano Interiore

Acrilici su tavola. Accompagnata da autentica su foto autografa dell'autore, con timbro della Galleria Verlato di Milano. L'opera qui presentata rientra nella ricca serie di opere denominate dall'artista Cristalli, per il richiamo alle geometrie di tali minerali, che egli considera contenitori di energie e di luce. Su una tavola sagomata tridimensionalmente con asimmetriche punte sporgenti, a richiamare la struttura di un cristallo, Jori dipinge elementi che emergono dallo sfondo, con scelte cromatiche che rimandano tutte alla stessa gamma ma con sfumature differenti, ad emulare i riflessi della luce. L'opera proviene da un'importante collezione privata milanese.

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Salvatore Fiume
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Salvatore Fiume

Isola di Statue

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Salvatore Fiume

Isola di Statue

Olio su compensato. Firmato in basso a destra. Corredato di autentica su foto della figlia. L'opera rientra nella serie dei dipinti di Salvatore Fiume noti come Città di statue e Isole di statue, in cui risulta evidente sia l'influenza della pittura rinascimentale italiana, sia quella delle opere metafisiche di maestri italiani quali Giorgio de Chirico, Alberto Savinio e Carlo Carrà. Città e Isole sono costituite da elementi architettonici in forme umanoidi, che riuniscono in sé pittura, scultura e architettura. Salvatore Fiume è stato un artista poliedrico, pittore, scultore, architetto, scrittore (ha pubblicato romanzi, racconti, tragedie, commedie e poesie) e scenografo (ha collaborato col Teatro alla Scala di Milano, con il Covent Garden di Londra e col Teatro Massimo di Palermo). Dopo la formazione presso il Regio Istituto d'Arte del Libro di Urbino, si trasferì a Milano dove strinse rapporti con importanti intellettuali dell'epoca, tra cui Quasimodo e Buzzati. Iniziò la sua attività come Art Director a Ivrea, ma presto si trasferì a Canzo per dedicarsi a tempo pieno alla pittura, sua vera passione, pur cimentandosi anche in alcune sperimentazioni in campo scultoreo e architettonico. In occasione della sua prima esposizione, nel 1949 presso la Galleria Borromini, ottenne un grande successo di pubblico e di critica. Fiume viaggiò molto ed espose in tutto il mondo, assimilando usi, costumi, culture e atmosfere di ogni luogo in cui soggiornò e riproponendoli nelle sue opere. Nel 1993 si recò in Polinesia per visitare e lasciarsi influenzare dai luoghi in cui ha vissuto e dato vita a grandi capolavori il celebre Paul Gauguin. Le opere della maturità di Salvatore Fiume sono fortemente influenzate dall'arte di Gauguin e dalle atmosfere esotiche: tonalità calde, forti contrasti cromatici, forme semplici, temi fantastici e ambientazioni quasi metafisiche. Le protagoniste di questo periodo creativo sono spesso formose e sensuali donne mediterranee e orientali. Oggi le opere di Salvatore Fiume sono conservate in importanti collezioni private e musei italiani e stranieri, tra cui i Musei Vaticani, l'Ermitage di S. Pietroburgo, il MoMA di New York, il museo Puškin di Mosca. L'opera è incorniciata.

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Ritratto di uomo con cane
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Ritratto di uomo con cane

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Ritratto di uomo con cane

Olio su tela. Scuola lombarda del XVII secolo. Il gentiluomo è ritratto in piedi, a grandezza naturale, all'interno dell'abitazione; poggia la mano destra su un tavolino ricoperto da un velluto rosso, sotto una finestra che si apre su un ampio paesaggio fluviale. Vicino ai suoi piedi, sulla sinistra, il fido cane, anch'esso in posa dignitosa e composta; spicca al suo collo il ricco collare in metallo dorato e lavorato, impreziosito da un ciondolo con una pietra dura. L' abito nero di cui l'uomo è vestito, si confonde quasi completamente con lo sfondo scuro e buio della stanza, se non per i riflessi sulle maniche della luce che entra dalla finestra e per i delicati pizzi bianchi della gorgiera e dei polsini che incorniciano l'incarnato roseo del volto e delle mani. Notevole è la resa qualitativa dell'opera, in particolare nel volto, ben delineato nei suoi tratti ed espressivo, così come nei tratti anatomici dell'animale, il cui sguardo è intenso e penetrante come quello del padrone. Il ritratto si inserisce sulla scia di quell'ampia produzione ritrattistica che dalla fine del XVI secolo diventa, in Lombardia in particolare con il Moroni, non più solo presentazione ufficiale e élitaria di personaggi importanti, ma raffigurazione di persone nella loro naturalezza, nella loro vera essenza, ritratti in pose meno statiche e in ambienti meno ufficiali. Restaurato e ritelato, il dipinto è presentato in bella cornice in legno intagliato e dorato di inizio '900.

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Il Sacrificio di Ifigenia
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Il Sacrificio di Ifigenia

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Il Sacrificio di Ifigenia

Olio su tela. Scuola napoletana di metà '700. Il dipinto propone il mito greco del sacrificio di Ifigenia, la figlia del re Agamennone, capo della spedizione di Achei che doveva partire alla volta di Troia. Poichè la flotta greca non riusciva a prendere il mare a causa dei venti sfavorevoli, l'indovino Calcante predisse che, a causa di un'offesa che il re aveva arrecato alla dea Artemide, ora essa si opponeva alla loro partenza finchè il re non le avesse sacrificato sull'altare la giovane figlia. Ifigenia accettò coraggiosamente il sacrificio e salì spontaneamente sull'altare, ma Artemide, impietosita, all'ultimo istante la scambiò con una cerbiatta e portò la fanciulla viva in Tauride, dove divenne una sacerdotessa della dea che l'aveva salvata. La grande scena, ambientata fuori dall'accampamento greco in riva al mare (di sfondo a sinistra le navi ancorate, a destra le tende), vede al centro la dea Artemide che scambia la giovane e bella Ifigenia con la cerbiatta, mentre il sacerdote Calcante già impugna il coltello del sacrificio; a destra la disperazione del re Agamennone e della consorte Clitemnestra. Il dipinto è per modalità stilistiche vicino alla produzione di Fedele Fischetti (1732-1792), l'artista napoletano che si dedicò prevalentemente a scene di soggetto allegorico/mitologico, in particolare nelle sue prime opere degli anni '60 del XVIII secolo. L'opera qui presentata è passata in asta da Sotheby's nell'aprile del 1998. Restaurata e ritelata, è presentata in cornice in stile.

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Capriccio Architettonico con Figure
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Capriccio Architettonico con Figure

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Capriccio Architettonico con Figure

Olio su tela. Scuola napoletana del XVIII secolo. Di grande impatto e di buona qualità esecutiva, l'opera rimanda nei modi ai lavori di Leonardo Coccorante (1680-1750), artista napoletano conosciuto per i suoi paesaggi di grandi dimensioni altamente dettagliati e caratterizzati da rovine architettoniche classiche, avvalorando pertanto l'ipotesi di opera di ambito napoletano. Tutta la scena è occupata da imponenti strutture architettoniche, di gusto barocco, tra le quali si muovono diverse figure. In particolare al centro in primo piano spiccano alcuni soldati a cavallo, in armatura dell'antica Roma, che guidano un drappello di fanti, armati di lance, e preceduti da trombettieri; tutti sono intenti ad ammirare la città in cui stanno entrando, mentre all'intorno, cittadini intenti alle loro attività li osservano. Restaurato e ritelato, il dipinto presenta ancora delle cadute di colore. E' presentato in cornice in stile.

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Mentore Silvani
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Mentore Silvani

Paesaggio Innevato con Figure 1872

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Mentore Silvani

Paesaggio Innevato con Figure 1872

Olio su tela. Firmato, datato 1872 e localizzato Parma in basso a destra. E' un grande paesaggio invernale di forte impatto scenico, che ben si inserisce nel tradizionalismo scenografico proprio della pittura di Mentore Silvani, artista nativo di Traversetolo (Parma), pittore paesaggista ma noto anche come scenografo. Nella scena, spruzzata del bianco di una breve nevicata che crea quella tipica atmosfera invernale rarefatta e silenziosa, tra alberi spogli e secchi, si snoda una strada sterrata percorsa da un viandante; a destra una costruzione diroccata con il lavatoio ove attinge acqua una donna; al centro una colonnina su cui è montata un'immagine sacra. Formatosi nella sua città natale, il Silvani partecipò alle esposizioni dell'Incoraggiamento di Parma a partire dal 1864 , ed è prevalentemente nella sua città che si ritrovano oggi le sue opere (presso il Comune di Parma, la Galleria Nazionale , il Liceo artistico Paolo Toschi) ; espose peraltro anche a Milano (1872) e a Firenze (1875). Formatosi come scenografo alla scuola di Gerolamo Magnani, il Silvani svolse tale incarico a Parma ma anche a Venezia a partire dal 1871. La sua produzione pittorica, che annovera paesaggi prevalentemente rurali della campagna parmense, è sempre caratterizzata dalla fedeltà al dato reale. L'opera qui proposta è presentata in cornice coeva.

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Busto in Marmo Luigi Crippa
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Busto in Marmo Luigi Crippa

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Busto in Marmo Luigi Crippa

Scultura in marmo raffigurante gentiluomo. Dietro, firma incussa dell'autore e data di produzione.

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700,00€

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Busto in Marmo Costantino Pandiani
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Busto in Marmo Costantino Pandiani

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Busto in Marmo Costantino Pandiani

Scultura in marmo raffigurante gentiluomo. Firma dell'autore e data di produzione incusse dietro.

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600,00€

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Soggetto Storico
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Soggetto Storico

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Soggetto Storico

Olio su tela. Metà XIX secolo. La grande scena racconta un episodio storico, non identificato, ambientato in periodo rinascimentale, in cui un arcivescovo ascolta la supplica di un giovanetto in arme, accompagnato dalla madre, che sostiene la sua supplica. L'ambientazione è all'interno del salone di ricevimento dell'alto prelato, presumibilmente nel palazzo vescovile, che dalla loggia sullo sfondo si affaccia sul Duomo, di cui si intravvede la cupola; il vescovo è circondato dai suoi sottoposti e da guardie, mentre persone diverse del popolo assistono. Particolare è la presenza dell'uomo seduto in primo piano a sinistra, che guarda verso lo spettatore e indica la scena, come se la stesse raccontando. L'atmosfera è giocata sui contrasti tra luci e ombre, tra i colori vivaci dei personaggi dominanti rispetto ai toni spenti e soffusi delle figure di contorno, che tendono letteralmente a sparire nell'ombra ai limiti della scena. L'opera rientra in quell'ampia produzione ottocentesca che si rifaceva al soggetto storico o letterario, riproponendolo in chiave romantica. Il dipinto, restaurato e ritelato, è presentato in importante cornice della seconda metà dell' 800, con mancanze.

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Venezia Scorcio della Laguna
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Venezia Scorcio della Laguna

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Venezia Scorcio della Laguna

Olio su tela. XIX secolo. Un suggestivo scorcio della laguna di Venezia, con al centro barche di pescatori dalle vele vivaci, e di sfondo il profilo della città su cui spicca a destra il campanile della basilica di S. Marco. Il soggetto per i colori e le atmosfere calde, la nitidezza e la minuta descrizione dei particolari, richiama alcune opere della pittrice Antonietta Brandeis (1848-1926), nota vedutista d'origine ucraina che studiò arte a Venezia e fu autrice di dipinti dai dettagliati scorci architettonici di città italiane. Non attribuibile a lei (che solitamente firmava le sue opere), rimanda però ad autore a lei contemporaneo, altrettanto efficace. Il dipinto è presentato in cornice di inizio '900.

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Busto di Bambino in Marmo
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Busto di Bambino in Marmo

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Busto di Bambino in Marmo

Scultura in marmo bianco di gusto rinascimentale raffigurante busto di bambino. Il costume con le sue pieghe e le maniche finemente scolpite a ricamo evidenziano la buona capacità scultorea dell'artista anonimo.

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700,00€

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Giuseppe Zais
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ARARPI0131969
Giuseppe Zais

Paesaggio Fluviale con Pastorella Fanciullo e Armenti

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Giuseppe Zais

Paesaggio Fluviale con Pastorella Fanciullo e Armenti

Olio su tela. Il dipinto è corredato delle perizie di due storici dell'arte, il dr. Dario Succi e la dott.ssa Federica Spadotto. Entrambi confermano l'attribuzione del dipinto a Giuseppe Zais, "il maestro bellunese unanimemente riconosciuto come uno degli interpreti più originali e genuini della grande pittura di paesaggio del Seicento veneto." Nel paesaggio, sotto le fronde di un albero che fa da cornice a sinistra e con lo sfondo di montagne azzurrate, campeggiano in primo piano una pastora e il figlioletto che fanno abbeverare al fiume le loro bestie (pecore e mucche). lo Zais, dopo una prima formazione nel paese natio alla scuola del conterraneo Marco Ricci, trasferitosi a Venezia nel 1732, divenne presto parte della schiera di paesaggisti lagunari, apprezzati ed ingaggiati per grandi opere decorative nei palazzi della città. Negli anni '70 lo Zais abbandonò tale produzione e scelse di dedicarsi solo ad opere di piccole dimensioni, che riflettevano un'adesione al mondo degli umili e una dimensione contemplativa del passato, raramente soggetti presenti nei dipinti dei committenti importanti. L'opera qui presentata si può considerare un esempio di quest'ultima fase creativa, collocabile secondo gli storici dell'arte negli anni '70 del XVIII secolo: lo Zais propone un paesaggio pedemontano, piuttosto brullo, dove la pastora seguita dal figlioletto svolgono il loro incarico, senza alcuna concessione ad una bellezza ideale, ma piuttosto con un richiamo ad una vita reale precisa, dura, semplice, fatta di fatica e insieme affetti. Anche i colori della tela esaltano l'empatia dell'artista per il mondo che raffigura: le calde tonalità bruno-dorate del paesaggio, rischiarate dall'azzurro delle cime lontane riverberanti quello del cielo, avvolgono le figure umane e animali in primo piano, che emergono grazie a pennellate materiche e a colori più accesi ma non squillanti, soprattutto nel vello degli animali e negli abiti della donna. Peculiare dello Zais sono anche i volti, rotondi e pieni, con lineamenti che si ripetono sempre identici nelle figure contadine delle sue opere, associati a corpi torniti, rivestiti di abiti che paiono di cartapesta. L'opera presenta segni di restauro, benchè ancora in prima tela. Sul retro è presente una scritta in tedesco con il nome del precedente proprietario e la data "Natale 1977". E' presentata in cornice dorata di inizio '900, con piccole rotture e mancanze.

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Busto in Marmo
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Busto in Marmo

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Busto in Marmo

Scultura in marmo raffigurante busto di uomo. Firma dell'autore "F. Parisi" incussa alla base.

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600,00€

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Madame du Barry Busto in Terracotta
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Madame du Barry Busto in Terracotta

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Madame du Barry Busto in Terracotta

Scultura in terracotta raffigurante Madame du Barry.

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750,00€

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Statua Acefala in Pietra
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Statua Acefala in Pietra

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Statua Acefala in Pietra

Scultura acefala in pietra raffigurante Vescovo.

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675,00€

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Arnaldo Soldini, Scorcio di paese
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Arnaldo Soldini, Scorcio di paese

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Arnaldo Soldini, Scorcio di paese

Olio su cartone. Firmato in basso a destra. Il dipinto, raffigurante case di paese viste dall'alto, con sullo sfondo montagne innevate e nuvole, appartiene alla produzione paesaggistica tipica ed esclusiva dell'importante autore bresciano, che ritrasse sempre i luoghi nativi a lui cari e noti. Sul retro etichetta di acquisizione della Galleria Campana di Brescia nel 1978; da allora è stato in collezione privata. Presentato in bella cornice coeva.

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488,00€

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Allegoria dell'Amore
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ARARPI0097148
Allegoria dell'Amore

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Allegoria dell'Amore

Olio su tela. Scuola nord-europea. Si tratta di una divertente scena allegorica dell'amore profano, che vuole dimostrare come tutte le persone, di qualunque ceto sociale e di tutte le età, possono cadere nella trappola dell'innamoramento. Lo sfondo della tela è occupato da una enorme nassa, la rete a canestro usata in alcuni tipi di pesca, sopra l'imbocco della quale siede un putto violinista, intento a suonare; la nassa è affollata di coppie, mentre una sfilata di altre cammina davanti ad essa per raggiungerne l'entrata. Tra di esse vi sono coppie di anziani e di giovani, coppie di ricchi e di poveri, nobili, borghesi e proletari: tutti hanno espressioni liete e leggere, si lanciano sguardi innamorati o guardano benevolmente alla felicità degli altri. All''interno della nassa è presente addirittura una coppia di reali, che corrispondono per fattezze e abbigliamento all'elettore palatino della Renania, Giovanni Guglielmo del Palatinato-Neuburg e alla seconda moglie Anna Maria Luisa de'Medici. Al retro del dipinto è presente un'etichetta che riporta una storica attribuzione a Jan Frans Douven (1656-1727): l'artista olandese che dal 1682 si trasferì a Düsseldorf come pittore ufficiale alla corte dell'elettore palatino della Renania, realizzando soprattutto scene della vita quotidiana del principe e della sua seconda moglie. L'etichetta confermerebbe quindi l'ambito di attribuzione ad artista del XVII-XVIII secolo del nord-Europa. Il dipinto proviene da collezione storica milanese. Presenta tracce di restauri e un rattoppo. In cornice in stile.

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Quattro Ritratti di Re Condottieri
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ARARPI0100957
Quattro Ritratti di Re Condottieri

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Quattro Ritratti di Re Condottieri

Tempera grassa su tela. Scuola nord-italiana. Si ritiene che le quattro grandi opere facessero parte dell'apparato decorativo di un palazzo di ampie dimensioni. La tecnica usata - una tempera grassa applicata su tela con una preparazione leggerissima e un tratteggio rapido senza riferimenti precisi delle figure - sottolinea la veloce esecuzione, volta ad ottenere in tempi brevi delle opere a scopo prettamente decorativo. I quattro grandi ritratti propongono le figure di re, riconoscibili da attributi regali differenti (corone, scettri, manti regali), ma rappresentati in veste di condottieri, quindi con armature e/o armi. La peculiarità è che i personaggi appartengono a epoche e provenienze geografiche diverse, come a voler rendere omaggio alle grandi figure regali della storia. Non certa è l'identificazione dei personaggi, anche se è possibile ipotizzare alcuni nomi: il re con la corona di metallo povero ma a cuspidi molto appuntite, che impugna una spada con l'elsa a foggia di testa d'uccello ed è rivestito di un manto di tela grezza e di una corazza semplice da cui spuntano elementi di pelliccia, potrebbe essere Attila, il re degli Unni; la figura orientale, con un turbante adorno di pietre preziose, potrebbe essere un sultano ottomano, ad esempio il Solimano; il guerriero con l'armatura caratteristica dell'antica Grecia, con l'elmo sormontato da un drago e la corazza riccamente decorata con fregi, potrebbe essere Alessandro Magno; infine, il giovane re in armatura a piastre completa e con l'elmo coronato a "cappello d'arme", per le caratteristiche fisiognomiche potrebbe essere identificato in Pietro I il Grande, zar di Russia (1672-1725), qui in un ritratto giovanile. I quattro dipinti, ancora in prima tela, presentano tracce di restauri ed integrazioni, con alcune piccole toppe al retro. Provengono da collezione storica bolognese. Sono presentati in cornici in stile.

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Compianto su Cristo Morto
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ARARPI0094514
Compianto su Cristo Morto

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Compianto su Cristo Morto

Olio su tela. Scuola Nord Italia. Inserita in un paesaggio tardo rinascimentale, la composizione delle figure è disposta secondo una diagonale ascendente verso sinistra e più precisamente culminante con le tre croci sul Calvario in lontananza; centrale è il corpo del Cristo, disteso seppur anch'esso obliquamente, dietro il quale tre figure, S.Giovanni, Maria al centro e una pia donna, unica raffigurata in abiti del XVII secolo, probabilmente ritraendo un personaggio vicino alla committenza. L'opera può essere collocata nella produzione culturale lombardo-veneta della prima metà del '500, più precisamente nella attività pittorica fiorita tra Brescia, il Garda e Verona, che ebbe massima espressione nei modi manieristi di Giovanni Demio (1500-1570 ca). Si ritrovano in particolare nell'opera alcuni elementi, soprattutto nelle fogge di abbigliamento e nelle pose (per esempio del San Giovanni), che rimandano a modelli di stampo raffaellesco ampiamente utilizzati, grazie alla mediazione di incisori quali il Marcantonio Raimondi (1480 -1534 ca), che contribuirono alla diffusione delle opere dei maestri. Il dipinto, restaurato e ritelato, presenta ampi rifacimenti. E' presentato in cornice antica, databile intorno al XVII secolo, riverniciata.

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Ritratto di Eleonora Lampugnani
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Ritratto di Eleonora Lampugnani

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Ritratto di Eleonora Lampugnani

Olio su tela. Scuola lombarda. La ricca dama ritratta è accompagnata dalla scritta identificativa in alto a destra che recita "Eleonora Lampuniana Nupta N.V. Bartolomei De Cornu 1478": si tratta quindi di Eleonora Lampugnani moglie di Bartolomeo Del Corno. La famiglia Lampugnani è un' antica famiglia patrizia di Milano (il nome deriva dal quartiere Lampugnano), con residenze a Legnano e Busto Arsizio, e alla quale Filippo Maria Visconti (duca di Milano) assegnò nel XV secolo il feudo di Trecate; il marito della nobildonna apparteneva invece alla nobile famiglia piemontese Corno (in origine detta Del Corno). La nobildonna è ritratta in piedi, in splendida veste riccamente ricamata e impreziosita da pizzi; essa poggia la mano su un prezioso cofanetto intarsiato in avorio, probabilmente un monetiere, simbolo di ricchezza e potere, sormontato peraltro da un vaso con fiori, simbolo piuttosto di vanità. Il dipinto presenta un restauro antico sulle mani, che risultano di qualità inferiore rispetto a quella del volto, delle vesti, del vasetto di vetro. Il dipinto proviene da antica collezione lombarda. La data 1478 riportata con la scritta, risulta poco consona all'abbigliamento cinquecentesco: secondo il racconto della famiglia di provenienza del dipinto, la data che compariva prima dell'ultimo restauro era 1578, e si tratterebbe pertanto di una modifica fatta erroneamente dal restauratore.

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